domenica 31 marzo 2013

Sorpresa di Pasqua.

Caspita!
Mi sono distratta un attimo, giusto il tempo di risolvere un paio di faccende, e cosa scopro?
Che avete superato quota 10.000!!!
Un numero che mi impressiona, mi da ebrezza e mi responsabilizza al contempo: non so se posso continuare a scrivere tutto quello che voglio quando so che verrà letto da più di 1000 persone in un solo mese. Forse adesso comincia la vera sfida: rimanere me stessa e continuare a dire quello che penso e quello che provo anche di fronte a un pubblico che ora so non essere solo degli amici più intimi.

E so bene che non siete solo i miei amici più intimi per spiegarmi, vi riporto qualche numero:

10.135 visualizzazioni divise nelle seguenti nazionalità:

Italia
4569
Stati Uniti
3540
Svezia
935
Germania
308
Federazione Russa
125
Francia
49
Regno Unito
47
Singapore
27
Irlanda
26
Svizzera

Siete fantastici. Davvero, non capisco cosa possiate trovare nei miei deliri, nelle mie paure e nei miei sentimenti.
Così tante nazioni radunate dalla mia paginetta mi commuovono e mi incuriosiscono, così, dopo che mi avete sorpreso, ho voglia di chiedervi un sacco di cose.

Cosa vi ha interessato del mio blog?
Perché continua a interessarvi?
Cosa vorreste leggere di più?
Cosa vi piacerebbe sapere che non vi ho raccontato?
Oppure c'è qualcosa che trovate particolarmente detestabile?

Voglio migliorare, voglio esservi vicini ed essere alla vostra altezza; ed in questo solo voi potete aiutarmi; quindi su, forza, fatevi avanti!

Grazie di cuore a tutti (vi prometto di smetterla con questi momenti auto celebrativi)
Velia

sabato 23 marzo 2013

Lettera di Ennio Flaiano sulla libertà

La lettera che segue la dedico a quelli che adesso sono in piazza a Roma per dire che , loro, non sanno nulla della Libertà, benché se ne proclamino il popolo, e che sono solo la gente che "ha altro a cui pensare"

6 novembre 1956.

Caro Direttore,
chi le scrive è Ennio Flainano, sceneggiatore, giornalista, scrittore e grillo parlante.
Mi sono fatto una piccola e riprovevole fama di uomo forse intelligente, ma arido. La verità è il contrario: sono certamente un cretino, ma umido.
Credo nelle idee che mi sono state inculcate da ragazzo, e non saprei non dico tradirle, ma nemmeno immaginarne altre che le sostituissero: insomma sono inadatto ai tempi.
Per esempio, io credo nella Libertà. E amo la Libertà.
Uno dei momenti più felici della mia disordinata giovinezza fu quando lessi una semplice frase: << La Storia è storia della lotta per la liberà>>.
Questo mio amore non sopporta né aggettivi, né associazioni: io non voglio una libertà sorvegliata, difesa, personale, intellettuale; né gradisco che le si accoppino concetti,altrettanto nobili, come Giustizia e Democrazia, parendomi la libertà li contenga tutti, anzi li protegga tutti.
E allora?- dirà Lei, signor Direttore- Noi siamo un popolo in pace con la Libertà, siamo un Paese libero, con una stampa libera e un Parlamento liberamente eletto.
Sì è vero.
Ma la libertà per noi, ottenuto il suo primo successo di curiosità, è oggi divenuta una realtà talmente quotidiana che quasi infastidisce.
Pretendiamo anche che ci dia tutto, col nostro minimo sacrificio, la consideriamo come qualcosa di estraneo, un Ente, di cui qualcun altro farà le spese.
Non siamo ancora riusciti ad accettare il fatto più importante: la Libertà siamo noi.
Così oggi, in ogni italiano, sonnecchia un infedele, pronto a sottomettere <<temporaneamente>> la Libertà, per poterla restaurare, abbellire, ampliare, completare.
Abbiamo da una parte il forte partito di sinistra che ha per disperato scopo di spiegarci, con un ritardo di dieci anni, quel che ci succederebbe se si instaurasse qui un governo comunista: come se non lo sapessimo.
Dall'altra parte abbiamo un partito cattolico-economico, talmente vasto che lo si potrebbe scambiare con la volontà degli italiani, se non sapessimo che a dirigerlo è la volontà che ha sempre avversata l'idea stessa di un' Italia libera.
Non credo, signor Direttore, che nessun altro Paese al mondo si trovi in una simile assurda e antistorica situazione: i due partiti più forte del nostro Paese non amano il loro Paese, non lo amano libero, ma occupato, da loro beninteso, per poterlo rendere degno di questa Terra o di quel Cielo.
Come si è potuta creare una situazione tanto assurda e pericolosa?
La risposta è una sola: noi italiano odiamo la Libertà; e la prova maggiore che io porto a sostegno di tale tesi è il gran numero di monumenti eretti nel nostro Paese ai martiri della Libertà, che sono sempre morti per difenderla.
Noi amiamo la Forza, e la Libertà sta sempre dalla parte dei deboli, che muoiono.
Né ci resta il conforto d'aspettare le rivoluzioni.
Le rivoluzioni che l'Italia oggi può permettersi sono di ripiego, timide, rivoluzioni approvate dallo stato, fatte con l'aiuto dello stato e dirette contro la Libertà, che io amo senza illudermi di poterla sposare, sapendo anzi che dovrò prepararmi ad un'altra (ventennale?) relazione clandestina: una relazione disapprovata da tutti, in alto e in basso, a destra e a sinistra.
Questo dunque il mio impegno, che mi spinge a fare della Libertà un culto privato, personale, niett'affatto arido (perché mi sorregge la speranza di essere imitato dalla maggioranza degli italiani), ma purtroppo cretino, perché la maggioranza degli italiani ha altro a cui pensare.

domenica 17 marzo 2013

Habemus Papam

Il post che segue è stato scritto di getto e non riletto, mi scuso per la poca chiarezza e la scarsa qualità, ma mi piaceva così, con questa spontaneità.

Caro Francesco,
mi permetto di darti del Tu e di chiamarti semplicemente Francesco perché vedo che stai cercando di essere il più vicino possibile a noi comuni mortali e allora ne approfitto per portarti al mio livello. Perdonami, ma mi viene più facile così.
Pensando al tuo insediamento non può non venirmi in mente la prima scena di quel famoso film di Nanni Moretti Habemus Papam. Chissà perché non mi è venuto in mente al momento della rinuncia del tuo predecessore, ma mi è venuto in mente mercoledì. Ma io sono strana, si sa.


Da persona lontana mille miglia dalla Chiesa, e, lo confesso senza problema alcuno, allontanata ancor di più dal tuo predecessore di cui ho apprezzato solo il gesto delle dimissioni, vorrei farti qualche piccola richiesta, di quelle che, ne sono certa,ne riceverai a centinaia ogni giorno.
Vorrei che tu aiutassi il mio Paese ad essere davvero indipendente dal tuo. Perché noi viviamo in uno stato che è laico solo sulla carta. Il tuo compito è di occuparti delle anime, perciò, lascia che i corpi siano liberi. Liberi di scegliere se finire la propria vita, se cominciarla, se essere o no nel giusto. Ci hanno lasciato il libero arbitrio giusto? E allora, per favore, continua ad esprimere le tue opinioni, che sono certamente più strutturate e intelligenti delle mie, ma ricorda ai miei governanti che non devono seguire sempre e comunque le tue idee perché non li hai votati tu.
Vorrei che il tuo impegno per i poveri fosse reale: non serve aumentare le mense della Caritas, la vera vittoria sarebbe che queste mense chiudessero per mancanza di utenza. Apprezzo la fine dell’era delle scarpe Prada e delle croci d’oro, e ti auguro di non limitarti all’apparenza.
Vorrei che il nome che porti ispirasse i fedeli ad una maggior consapevolezza ecologica, magari cominciando da una PapaMobile a impatto zero. Oppure rinunciando all’uso dell’elicottero per compiere un tragitto di 25 km.
Vorrei, come donna, non sentire ancora frasi del tipo “sono le donne a meritarsi le violenze perché traggono in tentazione gli stupratori”. Frasi che si sono sentite dire troppo spesso negli ultimi tempi da uomini di chiesa e che non sono mai stati ripresi da nessuno per queste parole. Sai, Francesco, sono una donna e non mi piace sapere che non sono sicura e che nessuno mi difenderà.
Vorrei che tu non perdessi troppo tempo a condannare l’amore, ma l’odio che l’amore suscita. Amare qualcuno non ha mai fatto male a nessuno, e allora vorrei che i miei amici non dovessero sentirsi come noi donne, di cui ti ho detto poco fa. Sembra una piccola cosa: io posso anche capire che non si può dare il valore di sacramento all’amore, ma non riesco proprio a capire come possa questo amore fare del male a chi non lo vive. A causa dell’invidia forse?
Vorrei vederti camminare non solo tra i credenti nel cattolicesimo, ma, a maggior ragione, camminare tra chi non crede in quello in cui credi tu per ascoltare davvero e creare il dialogo.
Infine vorrei che il continente da cui provieni facesse i conti con il suo passato, non nascondendo e proteggendo ancora tiranni, processandoli e andare finalmente avanti.
Caro Francesco, sono solo poche parole, scritte da chi non va a messa la domenica con la consapevolezza che tu non le leggerai mai, ma spero che arrivino anche alla testa di qualcuno che in te crede.

domenica 3 marzo 2013

A ruota libera (parole a caso)



Io sono un tipo strano. Sono fatta di emozioni che non riesco a descrivere, che non riesco neanche a focalizzare. Che dubito di saper trasmettere. Sono fatta di paure che non hanno un nome e che non sono mai rivolte al presente, ma sempre al futuro.
E poi sono anche di metabolismo lento. Per le emozioni vissute in passato intendo. Mi accorgo della loro importanza sempre a posteriori.
Come mi sta succedendo adesso.
È già passata una settimana, eppure, quando chiudo gli occhi, avverto ancora alcune immagini di quel fine settimana, di quei piccoli giorni di vacanza rubati alla mia routine. I musei, il teatro, il viaggio il treno, le lunghe passeggiate sotto una neve benevola intenta a non bagnarmi, il rientro sotto una neve cattiva che ha colmato le strade e i campi per più di un metro.
No, non posso parlare ancora delle mie scorribande milanesi. Non posso tediarvi ancora per la mille millesima volta con le mie emozioni su questo. Anche se vorrei, non crediate. Vorrei potervi ancora riportare su quel palcoscenico, ma non sarebbe giusto. Non so perché, ma sento che non sarebbe giusto.
Lo so che non si dovrebbe vivere di ricordi e di malinconie, so che non dovrei vivere nel passato. Ma a volte il passato è bello, è emozionante, è rassicurante. E allora mi piace lasciare che mi avvolga. Chiudo gli occhi e torno indietro nel tempo. Anche in quel passato che non ho vissuto.
A volte il passato è quello che mi dà la forza per pensare a un futuro. Non faccio parte di quella categoria di persone che pensa che “una volta era tutta un’altra cosa, e si stava meglio quando si stava peggio”, ma, visto che tanto il passato non lo posso modificare, allora mi piace sognarlo diverso, fare il gioco dello Sliding Doors. E immaginarmi il conseguente presente.
Il vecchio gioco del “e se le cose fossero andate così?”
Che poi, rimanendo onesta con me stessa, so benissimo che le cose sono andate come sarebbero dovute andare per il semplice fatto che non avrei mai avuto il coraggio per certe scelte, per mettermi in gioco in determinati contesti.
Penso al passato in questi termini, e cerco una nuova risoluzione per il futuro, per trovare la forza cambiare il mio approccio verso certe cose. Che poi sono sempre quelle, ma non credo di essere in grado di affrontarle tutte in una volta e allora devo decidere da quale cominciare. Con il risultato che non comincio da nessuna.
Forse perché, tutte le volte che ci ho provato, ho sempre sofferto moltissimo. Una volta qualcuno mi ha detto che “sono una persona sensibile”, io non sopporto le persone “sensibili”: in genere non si rendono conto della sofferenza di chi sta loro accanto, ma si offendono per un nonnulla; credo fermamente che il termine giusto sia “permaloso” per quelli come me. Ecco: io sono permalosa. Molto permalosa.
E poi ci sono le mie paure; ultimamente faccio spesso dei sogni che si assomigliano e che si possono schematizzare in due concetti di base: la paura di essere abbandonata e quella di lasciare che la vita scorra negli altri mentre io sono costretta ad una specie di standby. Paure affascinanti se si considera che sono sola e che non ho certo una vita sociale da urlo.
A volte ho la sensazione di vivere una vita che non è mia. Come se tutto questo avesse un senso: perché, se questa vita non è mia, allora di chi è? Perché un padrone ce la dovrà pur avere no? Che senso ha una vita priva di un padrone?
Ma perché scrivo tutto questo? Perché dico così, pubblicamente, cose così intime? Non lo so, forse, perché spero che, esternandole, svaniscano come la neve a primavera? Oppure perché spero che qualcuno risolva i miei problemi per me?
Magari è proprio questo il primo passo per trovare il coraggio ed affrontare quella vita che troppo spesso guardo dalla finestra? Oppure è un mero esercizio mentale per giustificare me stessa e la mia inettitudine.
Non lo so, non ho risposte. Solo domande. Un giorno, chissà, forse saranno anche risposte.
Forse non sono neppure domande precise, solo dubbi, solo piccole perplessità di una vita che non è neanche troppo complicata.
Intanto lascio queste parole in libertà, senza un senso, senza un capo né una coda. E, tanto per essere coerente, senza un finale chiaro.


sabato 9 febbraio 2013

Sunshine Award


Signori e Signore è accaduta una cosa che mai mi sarei aspettata che accadesse: ho ricevuto un premio. E che premio! Il Sunshine Award! Non è una robetta da poco, è il riconoscimento che viene attribuito dai blogger ai blogger che hanno emozionato loro di più. Per me ricevere questo premio significa che tutto quello che ho messo nel mio minuscolo blog è stato apprezzato. La mia gioia, il mio dolore, i miei ricordi, la mia fatica e anche la mia personalissima sfida ad affrontare quel naturale senso del pudore che m’impedisce, normalmente, di mettermi a nudo; sono tutti qui, in questo spazio virtuale e, come gli attori di un film, si godono il premio.
Nel mio caso, il premio vale doppio perché ha un’investitura regale: è stato il Principe a consegnarmelo. Il Grande Principe Kamar. Persona meravigliosa e amico prezioso.

Il mio compito per ricevere il premio, però non è finito, esso infatti segue le regole ben precise che vi vado ad enunciare:
1-    Scrivere un post dedicato al premio
2-    Taggare altri blogger meritevoli
3-    Rispondere alle domande collegate al premio.

Molto bene.
Direi che il punto 1 si può dire compiuto, passiamo al punto due.
La prima nomina la faccio proprio a te che mi stai leggendo: non so se hai un blog, e se l’hai, reputati premiato, se non l’hai sappi che hai contribuito a questo blog per il solo fatto di esistere donandomi l’energia per scriverci sopra da oltre due anni. Posso garantirti che non è uno scherzo.

Molti dei blog che leggo abitualmente sono già stati premiati, perciò ho deciso di premiarne solo due, che non mi risultano nella fortunata lista:

1-    http://ilpadiglionedoro.wordpress.com per l’intelligenza, la cultura e l’amore che condividiamo per la stessa forma d’Arte. Leggere quello che scrive Manuela è sempre un arricchimento.
2-    http://grassoallagola.wordpress.com purtroppo viene aggiornato raramente, ma quando ciò avviene sono risate assicurate. Solo la mia amica VaLentina poteva pensare a un blog del genere. Aggiungo che ne sono in parte responsabile perché tutto è partito da un mio regalo di compleanno.

Espletato il secondo punto, passiamo alle domande collegate al premio. Lo so, questo momento autoreferenziale è un po’ barboso, ma pensate che poteva andarvi peggio: potevo ringraziare tutta la mia famiglia fino ai cugini di quindicesimo grado. E poteva anche piovere. Queste domande sono carine e vi aiuteranno meglio a capire la psicopatica con cui avete a che fare.

Colore preferito? Per quanto riguarda i colori sono molto umorale, ma visto che siamo in periodo pre- elettorale direi il ROSSO.
Animale preferito? In genere cerco di rispettarli tutti, anche se non sopporto il buonismo degli animalisti che metterebbero a morte chi fa male agli animali senza considerare che l’uomo stesso è un animale e magari lo dicono indossando preziose camicie di seta. Povero baco, nessuno pensa mai alle sue sofferenze.
Drink analcolico preferito? Su questo non ci sono dubbi: la Coca Cola!
La mia passione? Ci sono tante cose che amo fare. Scrivere, leggere, il mare e il teatro, in tutte le sue forme, sono le prime che mi vengono in mente
Numero preferito? Quello che mi farà vincere al superenalotto.
Preferisci Facebook o Twitter? Perché, non sono complementari?
Fare o ricevere regali? Fare, è molto più costruttivo e creativo! Mi piace pensare al destinatario!
Modello/a preferito? A livello intellettuale sicuramente Gandhi, a livello fisico … nooo!!! Non ve lo dico!
Fiore preferito? Le primule, ma quelle di campo, naturali, che non si possono raccogliere in mazzi
Giorno preferito della settimana? Il venerdì sera perché è carico di aspettative.
Quante sono le tue ore di sonno ideali? Sempre un paio in più di quelle che dormo effettivamente .
Cosa ti fa arrabbiare più di ogni altra cosa? Ecco, benché ammiri Gandhi, purtroppo ci sono un sacco di cose che mi smuovono il sistema nervoso, citando le più grosse: la furbizia, l’indifferenza, la mancanza di empatia.
Credi nel destino? Sì, mi scarica molte ansie pensare che è già determinato.
Piatto preferito? Vista la mia siluette, faccio prima a dire cosa NON mangio: la carne.
Qual è il tuo sogno più grande? Smettere di aver paura ed avere più fiducia nelle mie possibilità.
Qual è la cosa più importante che vorresti insegnare a tuo figlio? A non vivere nella paura e ad essere fedele ai suoi principi. Difficilmente, però, avrò mai dei figli.
Per cosa vorresti essere ricordato da parenti e amici? Non lo so, forse vorrei che ognuno conservasse un ricordo diverso di me.
Qual è stata o potrebbe essere la tua più grande conquista? Trovare il coraggio per …
Quale parte del tuo corpo ritieni perfetta? Nessuna.
Hai qualche cosa che ti tieni dentro e non hai il coraggio di esporre a parenti/amici/amanti? E la vengo a scrivere qui?
Ti reputi speciale e importante per questo mondo? No, sono solo la sette miliardesima parte della popolazione.
Se potessi tornare indietro cosa cambieresti? Manderei a quel paese una persona impedendogli di farmi così tanto male.
Qual è la città che ti porti nel cuore e in cui vorresti vivere? In tutti i posti del mondo in cui son andata mi sono trovata bene, quindi non saprei. Forse, su tutte: New York, Londra, Bergen, Milano e Napoli.
Quali sono le tre cose che guardi per primo in un uomo? Gli occhi, gli addominali e …  il fondoschiena. A questo punto forse qualcuno ha capito chi è il mio modello preferito …

A questo punto non mi resta che concludere, con le mie tre domande e ringraziare ancora Principe Kamar per il premio.

Ti sei mai sentito nel posto sbagliato e nel momento sbagliato?
Hai mai vissuto il Sogno?
Il prossimo viaggio che vorresti fare?


domenica 20 gennaio 2013

Nel Poco Tempo Rimasto


Troppe idee
che mi ronzano per la testa
e non si fermano
per abbastanza tempo

Troppi sogni
che mi appannano la vista
e rendono il reale
esageratamente nitido

Troppi progetti
che affollano i miei sogni
senza darmi il tempo 
di viverli fino in fondo

Troppi gesti lasciati a metà
che diventano sfumature non viste
pensieri non compiuti 
vita non vissuta. 

sabato 22 dicembre 2012

La risposta di una donna a Bruno Volpe e a Pontifex


A volte, probabilmente a causa di una forma di premestruo natalizio, mi trovo a leggere l’editoriale che un certo (come posso definirlo? Bigotto può andare?) Bruno Volpe scrive sul noto blog estremista cattolico Pontifex. Per farvi capire di chi sto parlando, Bruno Volpe è quello che ha sostenuto che gli incendi che hanno devastato la Liguria un anno fa sono stati causati dall’ironia di Crozza, e che il palco crollato prima di un concerto di Jovanotti (musicista notoriamente satanista …) sia stato dovuto alla pubblicità che questi avrebbe fatto all’uso del preservativo. Uno, insomma, che riuscirebbe a farsi dare del retrogrado anche da un qualunque talebano di passaggio.
La sua ultima uscita, però, mi ha dato più fastidio del solito, perché è così oscurantista da diventare, secondo me, pericolosa.
Ci tengo a precisare che rispondo a quest’uomo nell’unico luogo in cui mi è possibile farlo gratuitamente: non ho trovato un account su nessun social network, e cercare di commentare semplicemente l’articolo, beh … credo che mi costerebbe troppo. Insomma: non è uno che cerca il confronto.
Ora vi posto esattamente l’articolo e vi metto anche il link così potrete entrare serenamente (!) nella testa di questo editorialista leggendo altre perle e capire perché non è possibile avere un dialogo gratuito.




Proseguiamo nella nostra analisi su quel fenomeno che i soliti tromboni di giornali e Tv chiamano "femminicidio". Aspettiamo risposte su come definire gli aborti: stragi? Notoriamente, l'aborto lo decide la donna in combutta col marito e sono molti di più dei cosiddetti femminicidi. Una stampa fanatica e deviata, attribuisce all'uomo che non accetterebbe la separazione, questa spinta alla violenza. In alcuni casi, questa diagnosi può anche essere vera. Tuttavia, non è serio che qualche psichiatra esprima giudizi, a priori e dalla Tv, senza aver esaminato personalmente i soggetti interessati. Non sarebbe il caso di analizzare episodio per episodio, senza generalizzare e seriamente, anche per evitare l'odio nei confronti dei mariti e degli uomini? Domandiamoci. Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti e che il cervello sia partito? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, ...
... si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti.
Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera... Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise.
Quante volte vediamo ragazze e anche signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti?
Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre, nei cinema, eccetera?
Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e se poi si arriva anche alla violenza o all'abuso sessuale (lo ribadiamo: roba da mascalzoni), facciano un sano esame di coscienza: "forse questo ce lo siamo cercate anche noi"?
Basterebbe, per esempio, proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi; proibire l'immonda pornografia; proibire gli spot televisivi erotici, anche in primo pomeriggio. Ma questa società malata di pornografia ed esibizionismo, davanti al commercio, proprio non ne vuol sapere: così le donne diventano libertine e gli uomini, già esauriti, talvolta esagerano.
Bruno Volpe”

Ad una provocazione del genere avevo già risposto a suo tempo in questo articolo:
in quella circostanza non mi ero soffermata tanto sulle parole, quanto sul concetto espresso proprio perché speravo che fossero travisate. Questa volta, però, non mi posso esimere. Non ce la faccio proprio.
Signor Volpe: mi rivolgerò direttamente a lei.

Già dal titolo si capisce il punto di vista: l’uomo è quello sano, che quindi esclude di costruire un rapporto con le donne su cui usa violenza, sono loro che devono fare da sole autocritica ed è meglio che questa sia sana, e cioè che vada bene a lei signor Volpe. Complimenti: se poi un giorno mi volesse spiegare dove trova l’arroganza per dire a qualcuno che lei mai sarà, vale a dire una donna, a cosa deve pensare, ne farò tesoro.
Proseguiamo nella nostra analisi su quel fenomeno che i soliti tromboni di giornali e Tv chiamano "femminicidio". Aspettiamo risposte su come definire gli aborti: stragi? Notoriamente, l'aborto lo decide la donna in combutta col marito e sono molti di più dei cosiddetti femminicidi
A parte il fatto che “femminicidio” è un termine italiano (e si riferisce alle violenze che vengono perpetrate dagli uomini ai danni delle donne in quanto tali, ossia in quanto appartenenti al genere femminile. Il femminicidio comprende inoltre tutti quei casi di omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi relativi alla sua identità di genere. La fonte è Wikipedia, non ho certo dovuto scomodare l’Accademia della Crusca per trovarlo.) quindi non capisco perché dare del trombone a chi, semplicemente, utilizza il termine corretto, ma cosa centrano nello specifico gli aborti? Siamo ancora al vecchio sistema Shopenhariano di cambiare argomento per cercare di avere ragione. Comunque, in risposta alla sua domanda: no, non li definiamo così perché sono una cosa diversa. E non centra nulla la sua morale o la mia: è la lingua italiana a darne definizioni diverse. Poi, scusi, ma chi le ha detto che viene deciso dalla donna in combutta col marito? Sa che, molto spesso i padri naturali non sanno niente anche perché, in una percentuale spaventosamente alta di casi, sono proprio degli stupratori? È andato a informarsi presso qualche casa di accoglienza prima di sparare questa stupidaggine? Notoriamente a chi?
Una stampa fanatica e deviata, attribuisce all'uomo che non accetterebbe la separazione, questa spinta alla violenza. In alcuni casi, questa diagnosi può anche essere vera. Tuttavia, non è serio che qualche psichiatra esprima giudizi, a priori e dalla Tv, senza aver esaminato personalmente i soggetti interessati. Non sarebbe il caso di analizzare episodio per episodio, senza generalizzare e seriamente, anche per evitare l'odio nei confronti dei mariti e degli uomini? Domandiamoci
Ecco: sul fatto che non si dovrebbe generalizzare sarei anche d’accordo con lei, peccato che lei si sia smentito proprio nel capoverso precedente citando donne che “abortiscono in combutta con i mariti”, come se milioni di scelte compiute quotidianamente nel mondo fossero attribuibili solo a questa esigua minoranza. Sembra quasi che lei si renda conto della pochezza degli argomenti e cerchi di distogliere l’attenzione da essi. Esattamente come teorizzato, appunto dal già citato Shopenhauer nella sua Arte di Avere Ragione. Conclude, quindi, il capoverso con un “domandiamoci” che è un termine del tutto sbagliato, perché avrebbe dovuto scrivere “domandatevi”, visto che lei non si pone alcuna domanda in questo articolo, non ha alcun dubbio, ma si limita a giudicare.
Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti e che il cervello sia partito? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, ...
... si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti.
Se permette: qui c’è già un immenso, errore storico. Gli uomini non sono impazziti, sono sempre stati pazzi, hanno sempre picchiato donne sottomesse. Quello che lei non capisce (o meglio: quello che lei capisce benissimo, ma che non accetta) è che le donne non sono più sottomesse, non ci stanno più a lasciarsi brutalizzare e si ribellano. Lei scambia l’istinto di sopravvivenza con l’arroganza. Sono sincera: queste sue parole sono di una gravità estrema e mi fanno paura, mi auguro che lei non abbia una moglie.
Per quanto riguarda, poi, l’autosufficienza: forse non si è accorto che le donne sono auto (o non-auto) sufficienti quanto gli uomini. Nella sua morbosa attenzione per l’apparato genitale non presta attenzione al fatto che non è una vagina o un pene a determinare l’autosufficienza di una persona, ma un organo che sta un po’ più in alto e si chiama cervello.
Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera... Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise.
Oserei dire che lei non sta molto né con i bambini né con donne che hanno subito violenza. Dico questo perché, se lo facesse, non scriverebbe certo una corbelleria del genere. Intanto perché, al giorno d’oggi, una delle tante colpe che vengono addossate alle mamme moderne è di essere troppo protettive nei confronti dei figli e di non permettere loro di crescere immischiandosi nel rapporto con gli insegnanti, proteggendoli da punizioni sacrosante e non preparandoli alla vita vera, rendendoli più facilmente vittime di bulli e bulletti. In secondo luogo perché una donna che subisce violenza domestica non trascura nulla della casa terrorizzata com’è dal non essere all’altezza del marito. Ha mai letto una statistica? Sa che, in genere, non è nelle case descritte da lei che avvengono le violenze di cui parla, ma  nelle così dette famiglie perfette? Evidentemente lei non sa nulla di psicologia della donna violentata, e può stare certo che io lo dico da un punto di vista meno distante. Purtroppo per me, aggiungerei.
Quante volte vediamo ragazze e anche signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti?
Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre, nei cinema, eccetera?
Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e se poi si arriva anche alla violenza o all'abuso sessuale (lo ribadiamo: roba da mascalzoni), facciano un sano esame di coscienza: "forse questo ce lo siamo cercate anche noi"?
Mi scusi, ma lei crede davvero che una donna che va in giro vestita in un certo modo sia così facilmente preda? No perché io non mi sono mai vestita in modo sexy in vita mia, non sono mai stata minimamente attraente, eppure ho subito. Quindi, come me lo spiega? Poi, non ho capito: lei tradisce quotidianamente sul luogo di lavoro la moglie? Non si rende conto che le cose si fanno in due? Cioè: se una donna tradisce il marito, magari c’è un marito che tradisce la moglie. Sa che anche gli uomini “potrebbero farne a meno”? Mi sa spiegare perché tra le righe leggo una giustificazione agli istinti peggiori degli uomini e non a quelli delle donne? Allora è vero che noi donne siamo superiori, ma non spiego, quindi, come mai non dovremmo essere autosufficienti. In questo suo pseudo ragionamento c’è un numero così grande di contraddizioni che sta facendo impazzire anche Shopenhauer. Mi preme, però, informarla che le contraddizioni non si annullano a vicenda, rendono solo un discorso maschilista che adotta due pesi e due misure sotto una maschera di buonismo.
Basterebbe, per esempio, proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi; proibire l'immonda pornografia; proibire gli spot televisivi erotici, anche in primo pomeriggio. Ma questa società malata di pornografia ed esibizionismo, davanti al commercio, proprio non ne vuol sapere: così le donne diventano libertine e gli uomini, già esauriti, talvolta esagerano.
Questo direi che è una chiosa di una comicità impareggiabile. Ora le spiego perché: secondo lei un uomo cammina per strada e vede un manichino con addosso delle mutande e poi vede una bella donna in minigonna ha diritto di violentarla perché il poverino è vittima di questa società malata e pornografica e la donna non è altro che una libertina quindi, se non esagera, non è colpa sua, ma di qualcun altro. Sì, perché solo talvolta si esagera.
Intanto mi preme farle notare che, proprio all’interno del blog pieno di pubblicità nel quale lei scrive ho trovato questo:

io, però, sono una donna sana e, nonostante la presenza di Brad Pitt alla TV, non sono uscita di casa a violentare l’unico uomo che passava per strada. Ora se lei, da bambino, fantasticava guardando la scollatura della maestra e girava con i finti occhialetti a raggi  X non può farne una colpa alla commessa del negozio sotto casa, non le pare? Poi vorrei svelarle un paio di segreti: nel primo pomeriggio, in genere, la gente lavora, oppure va in palestra a tradire il consorte, e non guarda la tv, quindi non so da dove le vengano queste convinzioni; e le posso garantire che, pure avendo la tv satellitare, la pornografia, nell’accezzione ITALIANA del termine (lo specifico perché mi sembra che lei faccia un uso piuttosto utilitaristico della lingua) deve essere proprio cercata, non è così facilmente fruibile come lei vuol fare credere. La sua esperienza è quantomeno sospetta per un uomo così di chiesa.
Infine pongo l’accento sul suo finto condannare: non me la racconta, signor Volpe. Sono le sue stesse parole a smentirla. Lei esprime il tipico pensiero violento dell’uomo che picchia la moglie per il suo bene. Non so se lei sia sposato o meno, ma esprime proprio quella mentalità lì. Il suo condannare è soltanto un modo ipocrita di mettere le mani avanti per non essere accusato di quello di cui la sto proprio accusando io. Avevo già avuto modo di avvertire la sua violenta mancanza di empatia nel giudicare ed ora ne ho la conferma: lei sta nascondendo dietro la fede solo rabbia e cattiveria. Non si metta su un piedistallo: lei è solo la settima miliardesima parte dell’umanità e non è certo la migliore.
Come ho già chiesto una volta: dire a una donna che ha subito violenza che se l’è cercata è un modo per farle ancora violenza, e allora a lei chi da il diritto di violentare ancora?