giovedì 9 agosto 2012

Eugenio Finardi- Favola

Mia dolcissima piccola fragola 
Che mi chiedi di raccontarti una favola 
Vorrei inventartene una che 
Sia una storia che parli di te 
Senza lupi che vivon nei boschi 
Sono cose che tu non conosci 
Perché Maghi e Fatine dai capelli blu 
E Draghi e Castelli non e esistono più 

Nel tuo mondo c'é gia la magia 
I grandi la chiamano tecnologia 
E la polvere delle streghe che ti renderà pazza 
La vendono ormai in ogni piazza 
Non ti serve Peter Pan che ti insegnerà 
A volare nel cielo di questa città 
Ma tutto questo tu lo sai già 
Sa volare persino papà 

I lupi non fan più paura a nessuno 
Ce ne son così pochi e vivon tanto lontano 
E il Principe Azzurro lo puoi anche sposare 
Ma ha venduto il castello e fa l'ingegnere 
Mia dolcissima piccola fragola 
Vorrei raccontarti una favola 
Ma la storia l'ho dimenticata 
E tu ti sei già addormentata




giovedì 26 luglio 2012

personal nightmare




Vedo tutto sfuocato, solo il tuo volto mi è nitido.
Mi trovo in questo luogo semibuio, immobile, sospesa nel tempo, tutto quello che riesco a fare è preoccuparmi per te. Non mi preoccupo perché ci sei tu, mi preoccupo per te. Per il tuo benessere, per la tua felicità. Dipendo totalmente da te, dal tuo odio (o forse è amore?). Eppure sono calma.
A cosa stai pensando adesso? Non mi hai ancora detto una parola.
Mi fissi con i tuoi occhi chiari, quasi di ghiaccio, e lasci che su quel tuo volto assurdamente bello e diabolico si dipinga un’espressione che è misto di paura e piacere. E dire che dovrei essere io quella spaventata, immobile come sono. Invece, mi sento totalmente serena. Vorrei rassicurati e dirti che va tutto bene. Puoi fare di me tutto quello che vuoi e lo sai. Come lo so io. Perché resto così immobile e impotente?
Ho capito cosa mi farai, cosa vuoi farmi, ma … cosa voglio io?
Mi vedo come fossi staccata dal mio corpo. Vedo la lama che accarezzi con amore, come se fosse lei l'unico oggetto al mondo degno del tuo amore. Quella lama che poi, lo so già, affonderai su di me. Non so dove comincerai, ma so che lo farai. Mi ucciderai. Lentamente.
Ora la sento affondare dentro di me. Sei partito dal ventre e ora procedi verso il basso. Non sento dolore, sento solo il sapore dolciastro del sangue, tra il palato e la lingua.
Ora la lama affonda nelle cosce, stai scendendo verso il basso. Ed io ora sento anche l’odore del sangue. È strano: la tua lama scende e le sensazioni che il mio sangue mi provoca salgono. Tra un po’ ne sentirò il rumore.
Eccolo: il rumore del sangue che mi cola dalle ginocchia. Mai avrei pensato di poter udire il sangue colare. È come una musica classica suonata ad un volume appena percettibile, una sorta di nenia rinascimentale. La cosa assurda è che io non ho mai ascoltato una nenia rinascimentale, ho solo udito il mio sangue sgorgare dalle mie ginocchia, per la prima volta, stasera.
Ora lo vedo anche, incredibilmente a fuoco, mentre mi arriva alle caviglie.
È scuro e scende lentamente, non zampilla. Hai deciso di uccidermi lentamente come pensavo.
Mi sorridi. È un sorriso incerto. Silenzioso. Sembra quasi che tu ti stia scusando. Ma di cosa?
Vorrei muovere un braccio, ma non posso: ci sono corde invisibili che mi tengono bloccata qui. O forse sono solo i miei muscoli troppo deboli per rispondere a un impulso del cervello. Oppure il mio subconscio sa meglio di me cosa voglio veramente.  Voglio che tu vada avanti. Voglio capire fino a che punto vuoi arrivare. Voglio capire fino a che punto posso arrivare.
Mentre osservo il mio sangue e il tuo sorriso timido cerco di ricordare dove e quando ti avrei conosciuto, come ho fatto ad arrivare fin qui e perché tutto questo mi sembra così normale. Ma non ricordo assolutamente niente. So che ti conosco bene, ma non so il tuo nome. Il tuo viso così noto, ma che non ho mai visto prima. So che non mi hai costretto a fare niente, ma che non sono neanche qui per mia scelta. Quello che c’è tra noi non è così eccezionale, ma, se ci penso, non è neanche normale.
Resto tranquilla, mentre la lama fende le mie braccia. Ora che vedo meglio i tagli capisco che non sono profondi e penso che forse non morirò. Poi ti vedo affondare di più la lama e allora penso che non ti sopravvivrò.
Ha importanza forse? Visto quanti siamo a questo mondo posso forse anche solo lontanamente pensare che la mia vita abbia un briciolo d’importanza all’ecosistema terra? Domani sarò pianta e dopodomani dimenticata.
Mi da una strana, indescrivibile sensazione rendermi conto che io vedo la lama che affonda, ma non la sento. Forse avverto giusto un po’ di freddo quando la lama sfiora la pelle nell’istante immediatamente prima di insinuarsi dentro di me.
Presto sarà tutto finito. Forse anche il tuo silenzio finirà. Magari smetterai anche di sorridere in quel modo che adesso mi sembra anche molto dolce. Quasi come il sapore del sangue.
Ora sento che, lentamente, ti stai allontanando, stai sprofondando nell’ombra. Mi viene da pensare che forse sono io che sto piombando nell’oblio in cui tu mi hai voluto. Non prendiamoci in giro: l’ho voluto anch’io.
Nel buio che mi avvolge sento anche il freddo che mi avvolge come un sudario. Sto precipitando. Mi ribello e cerco di riaprire gli occhi per vederti ancora, per rassicurarti, per dirti che va tutto bene.
La stanza è avvolta nella luce, ho perso le coperte e la radio trasmette musica classica.

lunedì 16 luglio 2012

Esperimento



Questo è un esperimento.
Ho deciso di seguire un esempio principesco. Un amico mi ha detto che mettere certe foto aiuta ad aumentare il numero di visitatori del blog. Mi spiego: secondo google se metto la foto di un bell'uomo seminudo aumento l'interesse per il blog.
La cosa mi ha lasciato un po' perplessa e mi sono chiesta per quale motivo, ovvero quali parole si usano su un motore di ricerca per arrivare fino qui. Magari poi scriverò un articolo proprio sulle parole del motore di ricerca (sono un po' a corto di idee).
Vediamo se funziona. Spero quasi che non sia così.

lunedì 9 luglio 2012

Strani progetti...

Come vi ho accennato un po' di tempo fa, in queste settimane sono stata un presa da un'idea un po' strana.
Adesso che è compiuta, posso proporvela: si tratta di una piccola ricerca circa le danze classiche indiane; mi rendo conto che l'argomento difficilmente può interessare, ma io l'ho trovato affascinante. Potete leggere l'articolo che ne è nato qui:

http://www.balletto.net/giornale.php?sezione=articolo&articolo=2970

Naturalmente vi proporrò anche la seconda parte.
Tanto, ormai lo sapete: non potete sfuggire!

domenica 24 giugno 2012

Cambiando prospettiva

Guardo nel mondo delle piccole cose.
Penso alla goccia d'acqua che mi disseta e mi chiedo quante persone ha dissetato prima di me.
Vorrei essere pianta per respirare tutta l'anidride carbonica del mondo
Ricerco il jiva in ogni cosa anche se non posso liberarlo.
Salvo la vita a una farfalla e mi sento bene per questo.
Sono una donna fortunata, nonostante tutto.
Amo la vita.
È bello essere un puntino d'infinito dimenticato quando non ci sarò più.
Mi evolvo...


giovedì 14 giugno 2012

Dall'Ucraina alla Siria passando per l'Italia, va ora in onda la bestialità umana

Oggi ho bisogno di buttare giù qualche riflessione di getto. Abbiate pazienza: è un periodo in cui ho poche idee, ma confuse.
In questi giorni sono molto presa da uno dei miei bizzarri progetti ed ho poco tempo per scrivere, questo non significa, però, che non abbia guardato a quello che mi accade intorno. Mi hanno colpito particolarmente tre fatti che mi sembrano indice di quella bestialità che contraddistingue la nostra specie. 



Fatto numero uno: sono cominciati gli Europei di Ucraina e Polonia. In Ucraina, credo per motivi igienici, le autorità hanno deliberato per l'eliminazione di migliaia di cani randagi. L'uomo è fatto così: se ha un problema, lo elimina. Non lo risolve lo elimina. 
Ovviamente sul web si è scatenata una protesta che mi sembrerebbe anche giusta, se non fosse che non ho visto una sola voce di protesta per le violenze a cui è stata sottoposta in carcere Yulia Tymoshenko, ex Primo Ministro, che per denunciarle era arrivata anche allo sciopero della fame. Anzi ho letto anche qualcuno scrivere "Lei se l'è meritato, quei poveri cani no". Bestialità umana appunto: fare del male a un animale è orribile a prescindere, violentare una donna no. Dipende dalle "colpe" di questa donna. 
Ora, io sono assolutamente contraria all'eliminazione dei cani, ma sono altrettanto contraria alla violenza sulle donne. E sinceramente questo distinguo mi lascia non solo allibita, ma anche un po' schifata. Quindi se deciderò di non guardare la finale degli Europei, non sarà a causa di quei poveri cani, sarà a causa di quei poveri cani E di quella donna.

Fatto numero due: in Siria la barbarie prosegue, alcuni soldati sono riusciti ad usare dei BAMBINI come scudi umani e, addirittura a TORTURARLI. Non uso il termine "riusciti" a caso: per me, arrivare a fare tanto è inconcepibile. Non riesco neanche a immaginarlo. Torturare un bambino vuol dire distruggere il suo futuro. L'animale uomo che distrugge il futuro dei suoi cuccioli è una bestia malata. Fa la cosa più orribile che possa fare non solo a quella creatura, ma a tutta la specie. Non mi vergogno a dire che, mentre leggevo quella notizia, sentivo le lacrime di rabbia e impotenza rigarmi le guance. 
Sullo stesso web scandalizzato per i poveri cani ucraini, non una parola di protesta: ecco di nuovo la bestialità umana che si scandalizza per l'ingiustizia nei confronti di esemplari delle altre specie, ma è del tutto incapace di provare empatia nei confronti della propria. 
Con queste premesse non c'è di che essere ottimisti per il nostro futuro. O meglio, forse posso esserlo: ci estingueremo tutti sopraffatti dalla nostra stessa cattiveria.

Fatto numero tre: gli Europei sono cominciati e gli Azzurri riescono a non smentirsi. Nel senso che non smentiscono mai la loro ignoranza. Ho sempre visto tra Cassano e Rubbia un certo numero di differenze, non ultime il numero di neuroni funzionanti nel cervello (credo che Cassano, al limite dello sforzo cerebrale di cui è capace, usi meno neuroni di quelli che usa Rubbia in fase r.e.m.); quindi non mi stupisco che le sue affermazioni siano al limite del proponibile. L'ultima "perla" del noto calciatore ha scatenato il putiferio e lui non ha neanche capito il perché. Ora, io capisco che non si può far tacere una persona solo perché non ha le capacità di mettere insieme soggetto, predicato e complemento in modo logico e razionale ("Se penso quello che dico" è il massimo), ma non riesco proprio a capire perché una persona del genere debba essere presa ad esempio.
A riguardo mi verrebbero da dire un sacco di cose, ma un mio amico l'ha fatto meglio di me. Vi saluto lasciandovi con le sue parole. 



Un commento sull’intervista al Signor Cassano del sig. M.P. 
Può essere che chi usa le parole "finocchio" o "frocio" lo faccia pensando di usare con intento scherzoso un’espressione codificata dall’uso. Infatti in questa spregevole intervista abbiamo sentito cori di risate irrefrenabili scatenate da frizzi e lazzi all’idea che ci possano essere gay nella Nazionale. 

Tutti si sono divertiti; noi gay NO.
Ascoltando l’intervista, sotto sotto ci siamo sentiti dire “puoi essere qualsiasi cosa, puoi saper fare qualsiasi cosa, avere abilità straordinarie, essere addirittura uno degli atleti italiani più straordinari in campo calcistico, ma, se sei gay, cessi di essere altro, e, agli occhi dell'italiano che ti guarda in TV, di quello che intervista, di quello intervistato diventi riassumibile con una risata di disprezzo e una sola parola: gay. 

Francamente io sono abbondantemente stufo di vedere una componente essenziale della mia identità ridotta a oggetto di scherno e ludibrio generale. Ma non è solo questione di gayezza o di coinvolgimento personale: le mie parole vogliono essere di CONDANNA per chi riduce a divertimentino generale anche un’identità che non mi appartiene, per chi perde il “rispetto” per diverso da sé, per i diversamente abili, per gli anziani, per le donne, per gli extracomunitari, per quelli del sud, per quelli del nord, per gli ebrei, per i neri, per i gialli e per i violetti, determinando una pressione psicologia eccessiva e insopportabile su questi soggetti. 

Tornando all’intervista e ai gay, NON DEVE essere incoraggiato con la risata alcun epiteto rivolto alla categoria o per denigrarla o soltanto per divertire chi è esente dalla jattura di essere nato gay. La presa per i fondelli viene assimilata anche dalle nuove generazioni e i bambini, che sghignazzano assieme ai genitori mentre con loro seguono l’intervista, si preparano a perpetuare l'identificazione del gay a essere inferiore, meritevole di condanna o scherno per il solo fatto di esistere.

Superato lo shock di questa intervista, potrei anche pensare: “Chi se ne frega se i miei vicini sperano, come il Signor Cassano, che la Nazionale non sia macchiata dall’onta dovuta alla presenza di atleti gay???” 

Peccato, però, che, prima o poi, i miei vicini (e il Signor Cassano) spengano la televisione, si alzino e vadano a votare.

martedì 29 maggio 2012

Terremoto in Emilia


Da emiliana, anche se non abito nella zona colpita dal sisma, mi sento anch'io parte della gente della Bassa che in questi giorni soffre tanto.
Non voglio scrivere troppo su questo terremoto, sapete bene quando odio certe forme retoriche e poi non sono capace di esprimere sentimenti quando questi sono troppo profondi.
In questi giorni ho sentito alcuni giornalisti dire che "questa cultura è stata spazzata via" o che "della povera Emilia ormai restano solo le macerie".
È a questi pseudo-informatori che vorrei replicare: la nostra è una cultura millenaria, sopravvissuta alle guerre, alle alluvioni, agli attacchi terroristici, e non sarà un terremoto a distruggerci. Perché, se esiste qualcosa di più duro del diamante, quella è proprio la volontà emiliana di rimettersi in gioco e di ricominciare. E poi, noi siamo una comunità vera di quelle che nascono prima di essere istituzionalizzate.
Prima intervistavano una signora di un paese duramente colpito che avrebbe dovuto inaugurare un negozio nuovo tra tre settimane proprio nella zona rossa del suo paese. Non ha versato una lacrima, non ha fatto alcuna scenata, si è limitata a dire: "eh, certo, adesso c'è un bel po' da fare: io devo inaugurare il negozio tra tre settimane, ho preso un impegno, mica posso annullare tutto. Qualcosa mi devo inventare..." Quando prendiamo un impegno non esiste terremoto che può farci desistere.
Noi siamo fatti così, abbiamo la testa dura e un orgoglio quasi feroce: chiedete al papato, gli abbiamo costruito una chiesa rivolta dal lato opposto rispetto a San Pietro solo per fargli dispetto, e, in quella chiesa, ci abbiamo pure dipinto Maometto che brucia all'inferno.
Siamo fatti così: piegati e spezzati, forse, dominati mai. Non c'è mai riuscito nessuno. Non ci riusciranno  le parole stupide di un cronista che deve riempire un tempo predeterminato. Non ci riuscirà neppure questo terremoto.